Dietro la Verità nei giorni del COVID

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Si dice che siamo nell’era della post verità. Questo vuole dire che un fatto non è vero in quanto tale, ma acquista una sua realtà nel momento in cui viene raccontato. Una storia falsa, ripetutamente ben raccontata diventa verità. Quindi oggi è la comunicazione a decidere ciò che deve essere vero e ciò che è falso.  Il buon comunicatore, agli occhi di una massa resa cieca dal terrore quotidiano, diventa un Messia dei nostri giorni. Egli è: Verità e Luce!

Il presidente De Luca è un ottimo comunicatore. In questo periodo tragico è riuscito spesso a farmi sorridere e anche ridere. Rispetto al presidente del consiglio e al leader della sua opposizione, in un periodo così triste, almeno è un merito.

Il problema però è che De Luca non è Crozza, ma il presidente di una regione in cui la sanità è stata smantellata nel nome di un pareggio di bilancio, che la politica ha creato ed il popolo ha pagato e paga sulla propria pelle. Sappiamo tutti che dalle nostre parti si vive circa un anno e mezzo meno che nel resto d’Italia, per le disuguaglianze sociali, le non risposte date ai determinanti sociali di salute, e per la sanità negata. Nonostante il grande comunicatore, con i conti in regola, ci dica il contrario.

Ora però il presidente, forse giustamente distratto dall’emergenza, dimentico di quella storia, ce ne racconta un’altra. Ci racconta che ci ha salvato dal Coronavirus. Perché ha creato in tempi brevi posti letti e recuperato attrezzature e personale sanitario, che il suo, e i governi regionali precedenti di ogni colore avevano fatto sparire. Soprattutto può vantarsi, e qui dico a giusta ragione, che è riuscito ad imporre, ad un popolo come il nostro, di starsi quieto a casa. Il distanziamento sociale ha evitato una strage.  Senza il distanziamento sociale i morti si sarebbero contati a migliaia … ma anche se non avessimo avuto fortuna o se San Gennaro non c’avesse messo la mano sua.

Perché il presidente non ha fatto null’altro per contenere il contagio. Questa verità, ogni giorno di più è sotto gli occhi di tutti. Non vale solo per la Campania. Vale per tutta la nazione. Il popolo sta pagando l’incapacità della politica, prima a prevenire un’epidemia che tutti sapevano sarebbe arrivata (se non il COVID un’altra, e questo virus non è nemmeno dei più letali), e poi a contenerla. Sta pagando in morti ancora oggi di COVID e in sofferenze per una crisi economica senza precedenti legata all’inevitabilità del “chiudere tutto!”. Pagherà con ulteriori morti future conseguenti alla deprivazione sociale. Intanto si comincia a vedere chi si sta arricchendo alle spalle di tutti!

Durante questa settimana ho redatto decine e decine di certificati che, semplificando, chiameremo per il ritorno al lavoro, per le prossime riaperture. Ne ho ascoltate di storie … e la voglia di sorridere credo mi passerà per molto. Quello che più mi ha angosciato, al di la delle storie personali, è l’ aver verificato in tanti la collettiva anestesia della ragione. L’idea della rassegnata ineluttabilità degli eventi, delle decisioni dei potenti, delle perdite attuali, e future, di libertà individuali. L’accettazione dell’idea che è nell’altro, chiunque inteso come diverso da sé, la causa del danno. Ho ascoltato donne e anziani dire accoratamente e sinceramente convinti: << E’ colpa nostra! Siamo scostumati, egoisti, siamo un popoli di m…>>. Penso e talvolta dico loro: << Cornuto e mazziato!>>.        

Non possiamo permetterci di farci trovare impreparati una seconda volta. Non potremo rispondere ad un nuova ondata epidemica, che tutti sappiamo, al di là degli scongiuri, ci arriverà addosso in autunno, con un’altra serrata generalizzata.

Il presidente De Luca non ha risposto al nostro documento. Forse pensa che ci stanchiamo. Forse non ha capito che non stiamo facendo una sterile battaglia politica sotto una qualche bandiera. Vogliamo essere cittadini e non sudditi. Vogliamo dire la nostra, e pretendiamo che ci si dia retta, su una questione che non è un argomento da salotto, ma una questione di vita e di morte.   

Il 15 maggio Il Comitato di crisi per il COVID della Regione Campania ha diffuso un documento intitolato “Assistenza domiciliare nel paziente sospetto/affetto da COVID 19”. Leggo con sorpresa che rappresentanti di due delle istituzioni più prestigiose della Medicina Generale, il sindacato FIMMG e la società culturale SIMG, lo hanno avallato. C’è tanto da provare a vedere dietro la VERITA’ per decreto.Protocollo operativo assistenza domiciliare COVID 15 maggio

Ho scritto nuovamente a De Luca. Potreste farlo anche voi. Chi sa, qualche curiosità magari gli viene. L’indirizzo è    presidente.deluca@regione.campania.it.  

“Caro Presidente, si dice che domandare è lecito, rispondere è cortesia. Ella ha ritenuto non dovere dare risposta a 1350 cittadini che, in maniera non pretestuosa e non ideologica, senza altro fine se non quello di proporre una strategia di buon senso sul territorio per gestire una possibile altra grande crisi sanitaria da COVID. Che dire? Ne ha di certo facoltà, forse, ci consenta, non il diritto. Comunque leggiamo con attenzione il documento dell’Unità di Crisi Regionale del 15 maggio: Protocollo operativo assistenza domiciliare sospetto/affetto Covid 19. Vi ritroviamo con moderata soddisfazione alcune delle idee proposte nel documento che riproponiamo alla sua attenzione. Vi ritroviamo, però, soprattutto il permanere di tantissime criticità dettate da percorsi teorici che drammaticamente rischiano di fallire alla prova dei fatti e creare situazioni drammatiche per i medici di famiglia e i pazienti che assistono. Rimane la sensazione forte che a pianificare e a decidere siano persone che non hanno reale conoscenza di quello che in questi mesi è avvenuto realmente sul territorio. La speranza è l’ultima a morire, noi ci riproviamo. Napoli 16 maggio.  Dr. Ciro Brancati  

Distopia.Un mondo che non vorremmo. (Una canzone, un libro, un film)

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PREMESSA

Per i più un progetto irrealizzabile, il sogno di un’altra realtà, viene indicato come utopia.

Edoardo Bennato indicò il posto dove questa potesse alloggiare: nell’isola che non c’è. John Lennon ne definì i caratteri cantando la sua Imagine. Francesco Compagna, il grande meridionalista, volle mitigare il senso di impotenza legato al termine. Parlò di consapevole utopia, immaginando un futuro diverso per il suo, nostro sud, che tenesse conto del contesto in cui questo avrebbe dovuto realizzarsi. La definizione però più bella, forse la più nota, è quella di Edoardo Galeano, il grande scrittore uruguaiano, che nel 2014 ad un intervistatore che gli chiedeva cosa mai fosse l’utopia rispondeva: << è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’Utopia? A questo serve: a camminare.>>.

L’utopia quindi non è una meta, ma un cammino. Il cammino di chi ha un sogno, di chi ha ancora un progetto da realizzare.

E la distopia? In molte definizioni è semplicemente il contrario dell’utopia. Un incubo al posto di un sogno. Un’ utopia realizzata che si concretizza in una società angosciosa, in cui il progresso tecnologico è funzionale al controllo dei pochi sui più. Una società nella quale tutto ciò che caratterizza l’umanità della persona è bandita e sacrificata all’equilibrio del sistema di potere.  

La parola nasce nel mondo anglosassone. L’Oxford English Dictionary la registra a metà degli anni ‘50, ma il mondo che definisce lo troviamo già ben descritto nel capolavoro di Aldous Huxley “Il mondo nuovo”, che è anche, a mio avviso, il capostipite di un genere letterario, dal quale poi nascerà il filone cinematografico fantascientifico ricco di blockbuster.

Ma Utopia e Distopia sono realmente irrealizzabili? Nicolaj Berdjaev, definito il filosofo della libertà, dice: <<Le utopie sono realizzabili. La vita marcia verso le utopie. E forse un secolo nuovo comincia; un secolo nel quale gli intellettuali e la classe colta penseranno a come evitare le utopie e come tornare a una società non utopistica, meno “perfetta” e più libera>>. Personalmente condivido e vado oltre. Gli anni che stiamo vivendo sono gli anni della distopia dalla quale potremo salvarci solo attraverso il recupero dell’umanità perduta. Il cineforum di quest’anno è il contributo della Città di Pulcinella per l’impervio cammino …

Il Cineforum, ormai giunto alla ottava edizione, è iniziativa, forse la più conosciuta, che l’associazione La città di Pulcinella realizza nel quadro di un progetto informativo/formativo più ampio: “La Salute non solo Sanità”. La Salute, non da intendersi semplicemente come assenza di malattie, ma come possibilità per tutti di avere una vita dignitosa, è un diritto che può e deve essere garantito con il concorso di tutte le politiche non solo strettamente quelle sanitarie. Ne consegue che parlare di Salute significa parlare di diritti, garantiti e negati. In assenza dei diritti non rimane che la Misericordia divina, per chi ha il dono di una fede. Nell’era della Post Verità sembra non esserci più posto per religioni, ideologie, ma anche di qualsiasi modello culturale che poggi su valori etici non negoziabili. Serve qualcosa in più che sperare nella Misericordia divina. Servono informazioni leali, riflessioni condivise, occasioni per farlo. Questo è quello che facciamo con l’aiuto del cinema che crea emozioni, queste, agendo come virus “buoni”, ci consentono di veicolare informazioni, non mediate dalla cultura, che attraverso il cuore possono arrivare al cervello e, speriamo, risvegliarlo dal sonno della ragione. Che c’azzecca il medico di famiglia in tutto questo.

E’ figura carismatica che agisce al limite tra il sociale ed il sanitario.

E’ professionista, che per collocazione nel sistema sanitario pubblico, non può limitarsi a curare malattie, ma deve prendersi cura della persona che gli si affida. Il ruolo culturale, che acquisisce insieme al timbro dell’ASL, lo porta ad essere referente di malesseri che non sempre sono sintomi di malattia, ma di un disagio, spesso esistenziale, non meno invalidante e pericoloso. Per il medico di famiglia la prevenzione primaria delle malattie, quindi, non è solo diagnosi precoce o terapia preventiva, ma educazione sanitaria, promozione della salute, impegno civile nella battaglia per i diritti negati in una società sempre più distopica.

Il cineforum autofinanziato dai soci dell’associazione, da sempre gratuito per i partecipanti, a numero chiuso, per limiti di spazio e sicurezza, si svolgerà in cinque serate, tradizionalmente il sabato pomeriggio alle 17. Nelle serate verranno proposte una canzone, un libro ed un film strumentali alla discussione del tema proposto. Dei film non daremo il titolo per evitare che il mezzo diventi il fine della partecipazione. Il nostro obiettivo è offrire un’occasione per condividere riflessioni sulla SALUTE nel suo significato più ampio.

Che non si pensi che ciò che gratis non ha valore, perché il costo in passione, lavoro, emozione, difficoltà è alto. Condividiamolo!   

 

 

 

Lettura Animata de’ La Fattoria degli Animali

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Nel 1932 Aldous Huxley, nel 1932, nel suo visionario e profetico Mondo Nuovo, scriveva: “La dittatura perfetta avrà sembianze di 
democrazia. Una prigione senza muri nella quale i prigionieri non si sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo ed al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù.”.Oggi nell’ epoca definita della POST Verità (post truth, è una comunicazione in cui il messaggio viene costruito su una notizia, senza alcuna verifica sulla veridicità del fatto, per suscitare una reazione emotiva e soggettiva del destinatario), siamo disposti a credere a tutto, imprigionati all’interno di 
mura invisibili, paralizzati in reti di informazioni che non dicono niente della realtà in cui viviamo e che in fondo interessa ormai a pochi. La realtà, se non la verità, non “funziona” per la felicità personale. Meglio credere ai, e riflettere sui, 140 caratteri di un tweet, al massimo 280. Quelli che ci governano l’hanno capito e vogliono che le cose rimangano così, come le 
raccontò Huxley in quell’utopico Mondo Nuovo. 

Noi stiamo facendo un’operazione Post Moderna o forse Ante Moderna, di certo non di moda. Proponiamo una lettura 
ed una riflessione. 

Questo l’obiettivo dell’evento che abbiamo organizzato per Venerdì 17 maggio alle ore 17.30 alla scuola Leopardi di Fuorigrotta. 

“Una lettura animata” (il titolo dell’evento) di un libro: La Fattoria degli Animali di Orwell, autore anche del famosissimo “1984”, quello del Grande Fratello, che però non è quello dei canali Mediaset. Che significa lettura animata? Due giovani narratori leggeranno brani del libro che legheranno fra loro spezzoni de’ “La Fattoria degli Animali”, un film d’animazione del 1954 diretto da John Halas e Joy Batchelor. Questo è stato il primo lungometraggio d’animazione britannico a distribuzione internazionale. Nel 1956 ebbe la nomination quale miglior film d’animazione al premio BAFTA ( equivalente inglese degli oscar). 

Mariacarla Casillo e Francesco Pipolo, 34 anni in due, saranno i narratori. Francesca Sorbino canterà la nostra “traccia sonora”, colonna sonora, soundtrack per quelli che non è fico se non c’è la parola inglese. 

La riduzione del testo e il montaggio del film sono stati realizzati da Benedetto Accietto e Stefania Imbimbo. 

A una settimana dal voto delle europee, forse, regalarsi il tempo di riflettere su un messaggio che ci viene da lontano è un’occasione per recuperare il senso di comunità per tornare a credere che l’ “Umanità”, parola disambigua leggeremmo su Wikipidia, ha necessità sostenersi su forti radici culturali, nutrite dall’humus di VALORI MORALI. 

Spero di vedere qualcuno di voi. 

Per quanto mi riguarda, io sono già contento con noi hanno lavorato tre giovani. In tre non arrivano a 50anni. Se fai qualcosa con e per i giovani, ti puoi dare sempre il diritto di sperare.   Invito

La Pasqua di Lorenzo

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Nella Genesi si legge: «Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen. 1,26-27).

Gesu’ Nazareno, un diverso per l’epoca in cui visse, è forse l’immagine umana più verosimigliante ad un Dio che si vuole sia d’amore. Morì in croce per questo. Poi si racconta che risorse.

Questo noi festeggiamo con la Pasqua, la Resurrezione di un diverso. Viva Dio!   

Un ‘ amica (insegnante di liceo) ad un’amica (madre di un ragazzo disabile): << Non voglio sapere che ti è successo, la scuola non è un babysitteraggio!>>. Finalmente, in un’epoca in cui si fa fatica a capire cosa sia diventata la scuola italiana, possiamo sapere una delle cose che non è.
Però scrivo per altro.
Voglio, in questa settimana che precede la Pasqua, che tante persone sappiano e riflettano su quello che è successo a Lorenzo, un giovane diverso di 21 anni, e a quella madre amica di quella insegnante.
Lollo, così lo chiamano in famiglia e gli amici, è nato 21 anni fa. Uno, tra i cinquantamila bambini nati vivi, affetto da una patologia dal nome musicale “Cri du chat”, il verso del gatto. Malattia cromosomica, inguaribile, (perdita del braccio corto del cromosoma 5) descritta per la prima volta nel 1963. Si può fare la diagnosi prenatale? Certo, con l’amniocentesi.
La madre, giovane, ma non giovanissima, come il padre, responsabilmente la fece. L’esame genetico eseguito in uno dei centri napoletani di riferimento non rilevò l’anomalia.
Sarebbe cambiato qualcosa? Lollo sarebbe nato? Non lo so.
Comunque a dispetto di tutto, anche delle statistiche, Lorenzo nasce, e fortuna per lui, in una famiglia che lo ama da subito, e che ha gli strumenti caratteriali e culturali per lottare. Perché da subito fu chiaro che la sua vita non sarebbe stata facile e avrebbe avuto bisogno di tutto l’aiuto possibile.
Il rispetto per la diversità, nell'epoca del politically correct, si gioca sulle parole. Guai a chiamare cieco un non vedente, sordo un non udente, mongoloide uno con la sindrome di Down, comunque handicappato uno a cui la Natura matrigna abbia voluto complicare la vita. 
Il rispetto vero, però, quello tra persone che si riconoscano come tali, al di là degli attributi, quello che si concretizza in pensieri ed opere finalizzate all'azione per difendere la possibilità per tutti di una vita dignitosa, è ben altra cosa. Va oltre le parole e può anche prescindere da queste.

A questo punto vi starete chiedendo che mai sia questa “Sindrome di Cri du chat”, quali sono i problemi di Lorenzo. Se la cercate su internet, le prime risposte le troverete sul sito di Telethon: << sindrome caratterizzata da ritardo psicomotorio, microcefalia, anomalie del volto (sella nasale ampia, epicanto, mandibola piccola) e dalla emissione di un pianto molto tipico (acuto e monotono, simile al miagolio di un gatto, da cui il nome) da parte dei pazienti durante la prima infanzia. Questo tipo di pianto è causato principalmente da anomalie strutturali della laringe e del sistema nervoso centrale.>>.

Poche righe a definire una malattia, ma non la persona affetta da questa. Lollo ha una ricchezza interiore ed emozionale che la malattia non gli toglie. Ha tante difficoltà nel suo quotidiano, tra le altre, di linguaggio, ma prova a farsi capire, con parole che non compongono frasi, ma a cui gestualità e  occhi danno significato.   

Ride, piange, vuole bene come qualsiasi altra persona. A differenza di qualsiasi altra persona non è capace di odiare, di far male e, purtroppo, di difendersi. Ama la musica, i colori, la sua famiglia, chiunque si interessi a lui. Ama i suoi compagni di scuola. Tutti quelli che in tutti in questi anni ha incontrato e, chi sa perché, ancor di più quelli che quest’anno. L’ ultimo in cui gli è concesso, per età, di frequentare la scuola.

Certo la scuola non è un “baysitteraggio”, ed è altrettanto vero che ben poco può dare da un punto di vista formativo ad un ragazzo con i problemi neurologici di Lorenzo. Eppure…  che medicina è stata per questo ragazzone. Pur tra le difficoltà, le lotte che i genitori hanno dovuto sostenere in un ambiente scolastico troppo spesso ostile a dispetto di una legge, voluta da una politica che si nutriva ancora di valori e non di spread, per non ghettizzare i disabili, ma per includerli nella società, con i loro limiti, e a volte con le loro diverse abilità, nella società. 

D’altro canto, quanto ha dato Lollo agli stessi educatori! La opportunità di far conoscere la diversità, di parlare di valori e tra questi quello del rispetto per e fra le persone, di educare a questo. Non so se tutti hanno colto questa opportunità. Di certo non l’hanno colto i protagonisti di questa storia, eroi di una burocrazia che ben si adatta al modello culturale razzista che si sta imponendo, con la connivenza e/o complicità di troppi, nella nostra società.

Il Fatto, come lo so io e come si legge in una lettera della madre sul Corriere del Mezzogiorno dell’edizione dell ’11 aprile 2019.

Lorenzo avrebbe dovuto frequentare il quinto anno, l’ultimo, di non so quale corso di scuola secondaria. Per errore, di solerti dipendenti scolastici, viene assegnato ad una terza, del resto il progetto “formativo” di Lollo non può essere di certo il diploma. In questa classe, in un’epoca in cui tra i tanti problemi di una scuola, che ogni giorno perde autorevolezza, spicca il bullismo, Lollo viene non accolto, di più, adottato dai compagni di classe. Il ragazzo è felice, forse come mai, tanto che il problema per il futuro sembrerebbe essere, con l ’aiuto degli psicologi prepararlo alla separazione.

Non ci sarà bisogno. Dopo giorni in cui, improvvisamente, Lorenzo comincia ad avere attacchi di panico, anoressia, irrequietezza, i compagni, non i solerti dirigenti scolastici, avvertono la madre che il ragazzo, dopo mesi dall'inizio e a poco meno di due dalla chiusura dell’ anno scolastico, è stato trasferito in quinta. Altri compagni, una relazione impossibile, a prescindere da qualsiasi accoglienza possano porre in essere i ragazzi, da concretizzarsi in poche settimane. La madre e lo specialista dell ‘ASL che segue Lorenzo, provano a far ragionare il dirigente scolastico, che ha come unico obiettivo di liberarsi della rogna di quel ragazzo e dei suoi genitori, troppo combattivi.

La risposta è: << il ragazzo rimarrà nella stessa aula, con i nuovi compagni, perché come ben si sa l’ambiente, le stesse pareti, sono fondamentali per l’equilibrio di questi ragazzi!>>. I vecchi compagni no, quelli vanno da un'altra parte.

Alle urla di dolore, prima ancora che di rabbia, per lo schiaffo al buon senso e a qualsiasi forma di umanità riservata al proprio figlio, il preside risponde chiamando i carabinieri. Il danno e la beffa. I genitori vengono denunciati, per occupazione della scuola (essendo i genitori entrati fuori orario di ricevimento) e non so che cosa altro. Da dire che dall'inizio dell’anno, era stato detto loro che il ragazzo se lo dovevano accompagnare in classe perché non c’era personale a disposizione per questo compito.  

Quale il finale di questa storia.   

Lollo ha la possibilità di esprimere il dolore a modo suo. I genitori dovranno rispondere alla denuncia e avranno l’angoscia del dopo per un figlio disabile che una società sempre meno civile è sempre più mal disposta ad accettare.

So che tanti, troppi, di quelli che leggeranno questa storia saranno pronti ad elaborare distinguo autoassolutori, perché stanno dalla parte dell’amica insegnante, del dirigente. Perché: “ancora di disabili e diversi non se può più!”. A tutti questi chiedo, in una Pasqua in cui si contrasta con veemenza, quando non con violenza, il sacrificio di tanti agnelli, visto che non vogliono che disabili/diversi abbiano una vita dignitosa, per non farli soffrire oltre, ditemi: come volete ammazzarli?!  


Una volta, non ricordo in quale occasione, in seconda elementare, la suora (sorella Leandra) che ci faceva il catechismo ci invitò a scrivere su sette bigliettini alcune parole. Oggi sono andato a rivedere cosa fossero, che rappresentavano i doni dello Spirito Santo (consiglio, fortezza, intelletto, pietà, sapienza, scienza, timor di Dio). Avremmo dovuto mettere i bigliettini sotto il cuscino per poi estrarne uno al mattino. Quello estratto sarebbe stato il dono che lo Spirito Santo ci avrebbe donato per la vita. Desideravo fortemente che mi uscisse “la forza”. Mi uscì il “Timore di Dio”. Non sapevo allora, non l’ho capito negli anni, a cosa potesse servirmi quel dono. Di certo ho provato a rispettare quel Dio, fino a quando sono diventato uno sperante piuttosto che un credente. Dopo mi sono limitato a rispettare tutti quelli creati a sua immagine e somiglianza.

Oggi il Timore di Dio per me potrebbe trasformarsi in terrore. Perché se questa è l’‘ “Umanità” creata a Sua Immagine e Somiglianza, questo Dio deve essere assai malvagio. Quel povero Cristo non può essere figlio suo! 

Ed allora, un buonissimo e lunghissimo dopo Pasqua a tutti!   

QUALCHE INFORMAZIONE LEALE SULLA VITAMINA D

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Il portale della epidemiologia per la sanità pubblica” a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità (http://www.epicentro.iss.it/problemi/vitamine/vitamine.asp).

Cosa sono le vitamine?

Le vitamine sono un insieme molto eterogeneo di sostanze chimiche, normalmente necessarie in minime quantità per i fabbisogni dell’organismo, nel quale regolano una serie di reazioni metaboliche, spesso funzionando come coenzimi. La carenza di vitamine, che è solitamente definita ipovitaminosi quando la vitamina è presente in quantità insufficienti nell’organismo e avitaminosi nei casi, molto più rari, in cui è totalmente assente, ha sintomi specifici a seconda del tipo di vitamina e può causare diversi disturbi o malattie. L’ipovitaminosi può dipendere da una insufficiente assunzione di vitamina con gli alimenti, da un aumentato fabbisogno, come avviene ad esempio in gravidanza, o dalla presenza di alterazioni intestinali che ne impediscono l’assorbimento, come nel caso di alcune patologie o di alcolismo cronico. Solitamente, la somministrazione di dosi di vitamina, tramite l’alimentazione o integratori specifici, è sufficiente a eliminare i sintomi. Raramente si può manifestare anche la condizione contraria, quella di ipervitaminosi, derivante soprattutto da un eccesso di assunzione di integratori.

Le vitamine si possono suddividere in due grandi gruppi:

idrosolubili: non accumulabili dall’organismo e quindi da assumere quotidianamente con l’alimentazione. Si tratta di tutte le vitamine del gruppo B, compreso l’acido folico, della vitamina H, PP e C.
liposolubili: vengono assorbite assieme ai grassi alimentari e accumulate nel fegato. La carenza si manifesta quindi in seguito a una mancata assunzione per tempi lunghi. Ne fanno parte la vitamina A, D, E e K.

Che cosa è la Vitamina D?

Esistono due forme di vitamina D: l’ergocalciferolo (vit.D2), assunto con il cibo, e il colecalciferolo (Vit.D3) sintetizzato dall’organismo. La vitamina D è un regolatore del metabolismo del calcio e favorisce dunque anche una corretta mineralizzazione dello scheletro. La maggior parte della vitamina D viene sintetizzata dall’organismo, per azione dei raggi del sole, a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle. La carenza di Vit.D comporta il rischio di rachitismo nei bambini, con conseguente deformazione delle ossa e arresto della crescita, e di osteomalacia negli adulti, una intensa forma di decalcificazione ossea.

Un eccesso di vitamina D, al contrario, può causare calcificazioni diffuse negli organi, contrazioni e spasmi muscolari, vomito, diarrea. La normale esposizione ai raggi del sole è sufficiente a coprire il fabbisogno di vitamina D negli adulti, e va quindi assunta solo durante la fase di accrescimento e durante la gravidanza e l’allattamento. In questi casi l’assunzione dovrebbe essere di 10µg al giorno come integratore, vista la scarsa presenza di vitamina D negli alimenti, con l’eccezione dell’olio di fegato di merluzzo.

Negli ultimi tempi si considera la vitamina D alla stregua di un ormone (sostanze chimiche prodotte in piccole quantità da tessuti specializzati, ghiandole endocrine, e trasportati dal sangue ad organi bersaglio sui quali agiscono regolandone le funzioni) steroideo (prodotti dalla corteccia surrenale e dalle ghiandole sessuali e derivano dal colesterolo). La Vit. D2 e la ViT. D3 sono formi inattive che vengono attivate a livello epatico e renale. (nota Brancati)

L’aumento della prevalenza e incidenza di ipovitaminosi D in Italia è segnalata da diversi studi epidemiologici specie negli anziani e nei mesi invernali. Si stima che l’86% delle donne italiane sopra i 70 anni presenti valori di vitamina D inferiori alla norma alla fine dell’inverno. Questo rilievo assume aspetti particolarmente allarmanti nei soggetti istituzionalizzati o con altre patologie concomitanti.

Le cause principali di carenza possono ricercarsi in:

invecchiamento della popolazione (il sistema enzimatico deputato alla sintesi di vitamina D diventa meno efficiente con l’invecchiamento, obesità, farmaci (tra questi i maggiori imputati sono i cortisonici), ridotto irraggiamento UVB per scarsa esposizione solare, uso di filtri solari,Inquinamento ambientale.

La dieta non consente di sopperire al deficit di produzione endogena di vitamina D, in quanto questa è presente in maniera significativa solo in pochi alimenti a prevalente elevato contenuto di grassi: olio di fegato di merluzzo e pesci grassi in particolare (sgombro, aringa, tonno, carpa, anguilla, pesce gatto, salmone, ostriche, gamberi, formaggi grassi, burro, tuorlo d’uovo, funghi, per i vegani unica fonte vegetale di vit. d, fegato).

Diagnosi di ipovitaminosi e il problema del cut-off 

La diagnosi di ipovitaminosi D si basa sul dosaggio del metabolita intermedio 25-OH vit.D, che è la forma circolante e più facilmente dosabile. Tuttavia non vige totale consenso sui valori di cut-off (valori limite) per definire una condizione di ipovitaminosi D.

Tale è la variabilità che non posso non posso non pensare ad una condizione che si chiama “Disease Mongering”. Un sistema ormai consolidato per creare malati “truccando” i valori di normalità. Sistema a cui si prestano, consapevolmente o meno, società scientifiche, riviste scientifiche, media.

E’ verosimile che valori di 25OHvitamina D inferiori a 20 ng/ml, rappresentino un rischio per la salute scheletrica, che per  una ridotta mineralizzazione ossea possono essere a maggior rischio di fratture, ma è proprio negli ultimi mesi che leggiamo questo lavoro pubblicato su LANCET Diabetes & Endocrinology, tra le più prestigiose riviste di medicina, che sentenzia:” A nessuna dose la vitamina D è risultata protettiva contro le fratture” (dottnet 5.10.2018) “ Le linee guide cliniche che continuano a raccomandare l’uso di integratori di vitamina D per la salute delle ossa dovrebbero essere aggiornate e riflettere le migliori evidenze scientifiche oggi disponibili.”.  Queste significa che una carenza di vitamina D rende l’osso teoricamente più a rischio di frattura , ma che nella pratica dare Vit. D non riduce il rischio di “rompersi le ossa”.

Quando richiedere il dosaggio della VIT D e a chi.

Si dosa la 25(OH)D, esame convenzionato e che costa al SSN Euro 15.86.  Importante è eseguire i dosaggi sempre nello stesso laboratorio per ragionevolmente affidarsi sempre alla stessa metodica di analisi e avere risultati verosimilmente raffrontabili 

  • Non va richiesto come esame di routine o come screening.
  • Va richiesto per confermare un’ ipotesi diagnostica e per valutare il dosaggio da dare in base alla carenza ad inizio trattamento e nel follow up (in caso di utilizzo di metaboliti attivi, calcitriolo e alfacalcidiolo, non è indicato eseguire dosaggio di 25(OH)D, che non è modificato da questi composti).
  • In Persone tra 60-70 anni è indicato.
  • In persone oltre i 70 anni, nelle quali c’è statisticamente una carenza di circa il 100% , si può iniziare un trattamento senza necessità di effettuare il dosaggio.

Quando dare la vitamina D

Il fabbisogno di vitamina D varia da 1500 UI/die (adulti sani) a 2.300 UI/die (anziani). Può aumentare con l’età, la massa corporea, la massa grassa e l’apporto di calcio.

L’alimentazione in Italia fornisce circa 300 UI/die, quindi in caso di scarsa esposizione solare devono essere forniti supplementi per 1.200-2000 UI/die.

In caso di ipovitaminosi le linee guida SIOMMS suggeriscono il trattamento con 50.000 UI a settimana per 2-3 mesi. Tuttavia, può essere necessario un aumento della dose (soggetti obesi, trattamento con terapie che interferiscono con il metabolismo della vitamina D, malassorbimento intestinale, ecc.).

In caso di grave carenza si può arrivare a 1.000.000 UI nell’arco di poche settimane.

E’ bene ricordare che le linee guida sono suggerimenti che a cui il clinico può fare riferimento valutando di volta in volta in base al paziente, alla situazione, al contesto sociale e ambientale.

Il metabolita da utilizzare è in massima parte il colecalciferolo, in casi particolari, come l’insufficienza renale medio-grave, possono essere utilizzati il calcifediolo o i metaboliti attivi 1-alfacalcifediolo (1OH-vitamina D) e il calcitriolo [1,25(OH2) vitamina D].

La posologia va comunque adattata al grado di ipovitaminosi (carenza/insufficienza) e ai fattori di rischio per frattura, nel rispetto delle indicazioni della scheda tecnica del prodotto utilizzato.

Tabella 2: Prodotti a base di vit. D in commercio in Italia

Principi attivi Nome commerciale Somministrazione Rischio Ipercalcemia
Colecalciferolo Vit. D3 Dibase, AnnisterXarenel , etc Giornaliera, settimanale, mensile, trimestrale o anche più +
Ergocalciferolo Vit.D2 Non in elenco AIFA Bisettimanale, settimanale +
Calcifediolo(25OH -D) Didrogyl Giornaliera, settimanale ++
Calcitriolo Rocaltrol Giornaliera +++
Alfacalcidiolo Dediol,Diseon Giornaliera +++
Diidrotachisterolo Atiten Giornaliera +++

La vitamina D va normalmente somministrata per via orale in corrispondenza dei pasti, limitando la via intramuscolare ai soli pazienti con difficoltà alla deglutizione. In alternativa alla somministrazione giornaliera, per favorire la compliance è anche possibile ricorrere a boli settimanali o mensili, a parità di dose cumulativa. Dosi giornaliere di colecalciferolo inferiori a 800 unità internazionali sono generalmente inefficaci nella prevenzione delle fratture. D’altro canto, dosi elevate di vitamina D in unica somministrazione, ad esempio boli superiori a 100.000 unità di colecalciferolo, possono avere effetti potenzialmente negativi sulla salute dello scheletro, portando ad una inibizione paradossa della mineralizzazione ed aumentato rischio di fratture.

Anche la risposta individuale al trattamento può variare da soggetto a soggetto. Pertanto può essere indicato somministrare una supplementazione a dosi terapeutiche per qualche settimana, seguita da una dose di mantenimento a dosaggio ridotto, per evitare di ritornare in condizioni di carenza.

Dopo aver raggiunto i livelli normali di 25(OH)D, il dosaggio di mantenimento varia tra 800 e 2000 UI/die, in funzione dell’età e della esposizione solare.

Una variabile importante è la contemporanea assunzione di calcio. Poiché la vitamina D agisce aumentando l’assorbimento intestinale di calcio, un adeguato introito di calcio giornaliero è fondamentale ai fini della efficacia terapeutica.

Pertanto associare Ca e vitamina D ha un chiaro razionale ormai accertato (9). L’associazione calcio e vitamina D ha dimostrato un effetto medio di riduzione del rischio di frattura di femore del 18-21%, nettamente superiore a quello ottenuto con la sola Vit D (9).

La vitamina D è indicata solo per il trattamento di ipovitaminosi D documentata e come coadiuvante nella terapia di osteoporosi e osteomalacia.

Tutte le prescrizioni al di fuori di queste indicazioni sono off-label (non ammesse dall’AIFA organo di controllo del Ministero e quindi non riportate nel foglietto illustrativo) e pertanto non prescrivibili a carico del SSN.

Il Medico di Famiglia che la prescrive commette un reato, se non segue una precisa prassi autorizzativa da parte dell’ASL di riferimento ed il consenso informato del paziente, ed è sanzionabile anche amministrativamente per l’impropria prescrizione.

Sono studiati ulteriori funzioni e quindi utilizzo della vitamina D. Al momento non esistono dati che ne indichino un’effettiva utilità e soprattutto non esistono dati significativi circa il rapporto rischi benefici sempre da tenere presente quando si dà un farmaco.

Non sono quindi provati ed approvati per la prescrizione utilizzi per:

  • Effetto protettivo sull’endotelio vasale.
  • Prevenzione rischio cardio/cerebro/vascolare; bassi livelli di vit.D sembrano correlarsi con l’ ipertensione arteriosa.
  • Riduzione rischio di sviluppare insulino-resistenza e diabete mellito tipo 2 .
  • Prevenzione complicanze gravidiche e riduzione rischio di eclampsia e diabete gestazionale.
  • Effetto neuroprotettivo e antiinfiammatorio sul sistema nervoso centrale, e quindi per la
  • prevenzione del declino cognitivo, nelle demenze e nella depressione.
  • Prevenzione di alcuni tumori solidi, in particolare colon-retto, prostata, mammella e ovaio.
  • Effetto modulante dell’immunità, e quindi in caso di allergie e malattie autoimmuni .
  • Fibromialgia

Monitoraggio della terapia

In pazienti che assumono a lungo termine dosi giornaliere di almeno 1000 UI, dovrebbero

essere eseguiti dosaggi periodici, ad esempio due volte l’anno. Per il monitoraggio della terapia,

in caso di utilizzo di metaboliti non attivi è indicato il dosaggio periodico dei livelli di 25(OH)D e

di calcio serico e urinario. Invece in caso di utilizzo di metaboliti gia attivi (calcitriolo e 1

alfacalcidiolo) non è indicato eseguire dosaggio di 25(OH)D, che non è modificato da questi

composti.

Al contrario, poichè l’uso di metaboliti attivi comporta un effettivo rischio di ipercalcemia, è indicato effettuare un dosaggio del calcio serico e urinario, all’inizio del trattamento, dopo 7 e 30 gg dal trattamento, e successivamente ogni 3-6 mesi.

Indicazioni e problematiche prescrittive

Fermo restando la diffusa e reale carenza di vitamina D nella popolazione anziana italiana, vi

sono certamente ampie sacche di inappropriatezza, legate a prescrizioni non necessarie perchè

fuori dalle indicazioni approvate.

Molte problematiche prescrittive riguardo l’uso della vitamina D sono infatti dovute alle sue

indicazioni d’uso, che sono in effetti limitate e ben definite.

Conclusioni  (Giugno 2018. Somministrazione di vitamina D per la prevenzione dell’osteoporosi: una scelta basata sull’evidenza?) Gian Loreto D’Alò1, Marco Ciabattini1, Roberto Da Cas2 e Giuseppe Traversa2

1 Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; 2Centro Nazionale per la Ricerca e la Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Dichiarazione sui conflitti di interesse: Gli autori dichiarano che non esiste alcun potenziale conflitto di interesse o alcuna relazione di natura finanziaria o personale con persone o con organizzazioni che possano influenzare in modo inappropriato lo svolgimento e i risultati di questo lavoro.

Si stima che circa il 90% del fabbisogno di vitamina D si ottenga per sintesi a livello cutaneo grazie all’esposizione solare. Nell’impossibilità di consigliare una “dose” di esposizione solare sicura e al tempo stesso sufficiente a coprire il fabbisogno annuale, dato l’enorme numero di variabili in gioco (orario di esposizione, colore della pelle, superficie esposta, creme solari, stagione, ecc.), i principali organismi, tra cui NAM e SACN, hanno elaborato il fabbisogno di Vit. D in condizioni di esposizione solare minima. Nella vita reale, la maggior parte della popolazione si espone al sole per periodi adeguati a garantire livelli sierici sufficienti. Brevi sessioni estive di esposizione (circa 15 minuti 3 volte a settimana), anche delle sole aree del corpo solitamente scoperte (braccia, testa, collo), sarebbero sufficienti ad assicurare livelli sierici ≥20ng/ml.

Laddove i livelli di vitamina D circolante configurino una reale carenza, in pazienti con osteoporosi documentata o con pregresse fratture patologiche e in particolari gruppi a rischio, come gli anziani istituzionalizzati, dovrebbe permanere l’indicazione per la somministrazione del pro-ormone. Invece, l’introduzione di uno screening universale per stabilire i livelli di vitamina D circolante potrebbe portare al sovra-trattamento della popolazione sana, e non è quindi raccomandato. L’innalzamento dei valori sierici ottimali di vitamina D appare ingiustificato e potrebbe esporre senza beneficio una parte rilevante della popolazione alla supplementazione di vitamina D, con potenziali rischi individuali e aumento della spesa associati.

IN ATTESA DI …

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… ” Ritrovare con la memoria e nella memoria una strada per un futuro nel quale la felicità torni ad essere un diritto “.

Il diritto alla felicità è stato il punto cardine dell’ultimo cineforum ed attraverso il “gioco della memoria” abbiamo ripercorso la storia dagli anni ’30 ai giorni nostri

Anni 30.avi      Anni 40.avi   Anni 50.avi   Anni 60.avi   Anni 70.avi 

Anni 80.avi   Anni 90.avi   Anni 2000.avi     I giorni nostri.avi

N.B. Il gioco continua … in un video c’è una fake news !

 

 

 

 

invito 12 maggio 2018 ultimo cineforum Al cinema con il medico di famiglia

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Cari amici della Città di Pulcinella,invito 12 MAGGIO 2018 serata finale

sabato 12 maggio 2018 alle 17.30 alla scuola Leopardi alla via Leopardi 135, dopo sette anni ci sarà l’ultima serata dell’ultimo cineforum “Al cinema con il Medico di Famiglia”.

Come dico spesso alle persone di cui mi prendo cura: << Tutto finisce! Finiscono i momenti belli, ma anche quelli brutti!>>.

Non so, in quale casella dei ricordi, chi è stato con noi in questi anni, sia stato tra il  pubblico o uno dei tanti amici/ospiti che sono venuti a darci una mano, archivieranno le nostre serate.

Per noi sono stati tutti momenti felici conseguenti alla consapevolezza che avevamo il diritto di sperare in un mondo migliore, perché stavamo operando gettando semi di riflessione, di dubbio, di punti di vista altri, di informazioni altre, non vergognandoci di parlare di etica, morale, diritti.

Sarà servito, servirà, questo lavoro lungo e non semplice che ha visto impegnati, secondo le proprie competenze, ma con lo stesso entusiasmo tutti i soci dell’associazione? Non lo so, non è dato saperlo. Come dice un amico mio: “da voi non si stacca il biglietto, che è misura di profitto certo, ma anche di successo!”.   

Dopo avere parlato di Salute, di Diritto alla Salute, di determinanti sociali della Salute, e dopo aver fatto l’anamnesi a una città bellissima, ma malata, chiuderemo parlando di felicità, di Diritto alla Felicità.

In allegato l’invito per tutti, in cambio vi chiedo un vostro pensiero sulla Felicità. Non un tema sulla felicità o una pagina di filosofia. Un botta e risposta di un rigo, non tanto più lunga della domanda: << Che cos’è per te la Felicità?”.

Grazie,

Ciro Brancati

Pancia, Cervello, Cuore

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Può capitare se uno sente i borborigmi della pancia vuota, i morsi dello stomaco vuoto, che questo uno sia pronto ad ingozzarsi di tutto quello che gli viene offerto.

Può capitare, se la fame è assai, che può mandare giù di tutto, cibi nutrienti, ma anche avariati o   tossici. Perché non assapora, non mastica, non sceglie di cosa nutrirsi. La fame confonde. Butta giù tutto insieme, bolo e tanta aria che gonfia, gonfia, gonfia. Tutto sembra fermarsi sullo stomaco e allora …  beve. Beve qualsiasi cosa per buttare giù anche i bocconi più amari credendo di poter stare meglio.

Può però capitare che lo stomaco si blocca, il cibo, avariato o tossico, entra in circolo ed il veleno arriva al cervello. Quell’uno si sente confuso, sbanda, il mondo gli gira intorno o, peggio, lo vede alla rovescia. Vorrebbe liberare pancia e stomaco da quel veleno, ma è tardi, è in circolo. Quell’uno sente di avere sbagliato ad ascoltare gli stimoli della pancia senza averli filtrati dal cervello che ora, sempre più intossicato, non riesce neanche più a ricordare quando tutto questo sia cominciato. Sente però che il veleno arriva al cuore che batte sempre più lentamente, sempre più lento, sempre più lento. Si ferma.  

La pancia ha vinto, ha avvelenato il cervello, ha fermato il cuore. La Persona è morta, ha ucciso sé stessa.     

Può capitare che le parole non indichino solo cose, persone, animali, ma esprimano concetti, che sono sintesi di insieme di valori di cui taluno nutre la sua esistenza. Alcune parole hanno il potere di sintetizzare in poche sillabe, interi discorsi, pagine e pagine di trattati, periodi storici.

Razzismo, fascismo, nazismo sono parole. Non sempre sono indicative di un gruppo politico, di un periodo storico. Riassumono però in poche sillabe una serie di disvalori: non rispetto dell’altro, disprezzo della diversità, odio per tutto ciò che estraneo, egoismo di classe, che diviene personale nell’ambito della stessa classe. Negazione di un qualsiasi Dio che non sia utilizzabile ai propri fini. Razzismo, Fascismo, Nazismo significano questo e non altro. Razzisti, Fascisti e Nazisti, sono coloro che si nutrono di questi disvalori di cui sono orgogliosi portatori. Possono travestirsi, ma hanno un odore particolare. Se non si ascolta la pancia, se si fa funzionare il cervello, si riconosce il veleno e non si uccide il cuore.

Le parole non mentono. Gli uomini mentono, anche a sé stessi tra questi anche tanti di coloro professano di credere in un povero CRISTO che tanti secoli fa è morte in croce per predicare, in altri secoli bui l’Amore per l’altro.       

Dr. Pulcinella

STORIE PER LA STORIA DI NAPOLI, I DETERMINANTI SOCIALI DELLA SALUTE

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Programma 7° Cineforum Al cinema con il Medico di Famiglia

Il Diritto alla Felicità

Vediamo questo stupido dove vuole arrivare! Battuta famosissima del grande Toto’ , nella scenetta andata in onda nel 1966 a Studio Uno, memoria condivisa di tanti “ragazzi” della mia età. La ripeto a me stesso, anche adesso che scrivo il titolo lunghissimo del cineforum: Storie per la Storia di Napoli. Dagli anni trenta ai nostri giorni. I determinanti sociali della Salute. 

Che c’azzecca la Storia di Napoli, con i determinanti sociali della Salute e poi ancora con il diritto alla Felicità?

 Faccio il medico di famiglia. Lo si sa. Lo faccio da 38 anni. Vedo tanta gente non felice. Direte: << Che scuperta! Se vengono da te qualche problema lo devono avere per forza.>>. E avete ragione. Sapete, però, qual è la questione?

Spesso i problemi che mi portano non sono sintomi di malattia. Si sentono malati, a volte sperano pure di essere malati. I loro sono sintomi di niente…  Eppure stanno veramente male. Poi può capitare che si ammalano pure.   La mancanza o la perdita di un lavoro, un lavoro lontano, un lavoro in condizioni non dignitose, un figlio drogato, un figlio pazzo, uno sfratto di casa, un pizzo da pagare, un maltrattamento, un tradimento, un amore non corrisposto, la solitudine della vecchiaia, etc., etc., etc. sono cause di mancanza di Salute!

Quante storie potrei raccontare, 38 anni di vite di altri, che si intrecciano con la mia, che fanno la storia di questa città, la mia storia di medico e di uomo. Lo dico da sempre, la storia di Napoli, come del paese, del continente, del mondo, la facciamo noi, anche e soprattutto quando consentiamo agli altri di farla per noi. Ne abbiamo la responsabilità!

 Anche una città può non stare bene in Salute?  Certo! Una città non si può ammalare di diabete di tumore, di cuore, di epatite, ma può ammalarsi.  Napoli si è ammalata.

Per disagio sociale (esclusione sociale, assenza di qualsiasi tipo di assistenza, impossibilità di organizzarsi una vita), disoccupazione, lavoro nero, schiavitù, infanzia abbandonata, dipendenze vecchie e nuove, trasporti avventurosi, una schifezza di stile alimentare, una vita condotta nella continua incertezza, senza regole e senza un “limite” di acque sicure come a mare. Lo tenete presente il cartello che almeno ti illude che in quelle due dita d’acqua puoi stare sereno, non devi stare necessariamente in guardia, puoi non stressarti ?  

 Napoli è una città impazzita. Alterna stati di esaltazione legati al suo passato, a stati di depressione per il suo presente. Non si riconosce e, quello che è peggio, perde la memoria, o ha ricordi confusi, che le provocano pensieri deliranti che la portano ad incolpare del suo stato sempre gli altri. Cattivi dottori, come nella storia arcinota del chirurgo e della spina di pesce, fanno del suo dolore l’occasione per il loro benessere.    

Non state a sentì ‘e chiacchiere, il pazzo è uno che la felicità non la conosce, e non la conosce neanche chi gli vuole bene e gli sta vicino. Immaginiamoci a viverci dentro alla “pazzaria” … Troppi Napoletani non stanno bene, anche se non tengono nessuna malattia e sono la mia gente.

 Spesso per curare il male bisogna risalire alle cause. C’è necessità di un’approfondita anamnesi. Studiamoci la Storia, alleniamo la Memoria. Prendiamoci le nostre responsabilità e stimoliamo anticorpi. Vacciniamoci dal benaltrismo, dal noi eravamo, dalla napoletanità di Gomorra e lazzara, dalla mala politica, facendo politica noi stessi, comportandoci da cittadini onesti. Poi andiamo ad affrontare le cause di malessere, di “malavita”. Quelli che studiano queste cose le chiamano: determinanti sociali della Salute. Stanno tutte lì, scritte nere su bianco, in uno studio epidemiologico, tra i più importanti della letteratura scientifica medica e non medica. Si chiama “The solid facts”, Fatti concreti. Voluto dalla ‘Organizzazione Mondiale della Sanità e coordinato da due grandissimi epidemiologi inglesi Marmot e Wilkinson.  Ha coinvolto la maggior parte dei paesi del mondo, ci ha fatto capire quali sono i problemi da affrontare per fare stare bene le persone. Questo studio è stato preceduto da un documento, Carta di Ottawa per la promozione della Salute (novembre 1986), nel quale stava scritto e sottoscritto quello che i governi, in un mondo che voglia definirsi civile, avrebbero dovuto garantire per promuovere la Salute dei propri cittadini: la pace, casa, cibo, reddito per tutti, un ecosistema stabile, uso sostenibile delle risorse, giustizia sociale, equità.

A questo punto è forse più chiaro il complesso processo logico che mi ha portato alla scelta di impostare il cineforum sulla Storia di Napoli: fare l’anamnesi della nascita e del decorso del male che ha infettato questa città e dei tentativi di cura falliti. Per poi riflettere insieme da popolo sovrano come affrontare quelle criticità che impediscono a tanti di noi, nati o meno in questa città, ma figli di Napoli, di essere felici.

 Siamo arrivati al terzo punto, il diritto alla felicità. Pensate lo si ritrova nella costituzione americana, ma la necessità di perseguirlo è stata messa nero su bianco su consiglio di un grande giurista napoletano Gaetano Filangieri interpellato da Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’ America. Oggi è un diritto negato nei fatti, depotenziato nella sua carica rivoluzionaria dalla cultura economicistica dominante: è felice chi si adatta al proprio stato. Si prova a cambiare anche la storica definizione di Salute. Oggi si vuole definire in Salute colui che si adatta al mondo che lo circonda. Definizioni che ti tolgono anche la possibilità di sperare. Se speri, sei malato, non ti adatti. Se non ti adatti la colpa è tua. Io di persone infelici ne incontro tutti i giorni. Alcune di queste non hanno mai saputo cos’ è la felicità, altre l’hanno abbandonata, altre non avranno mai la possibilità di conoscerla.

Potrei essere un uomo felice. Non riesco ad esserlo, perché non riesco a pensare ad un mondo nel quale venga negata anche solo la possibilità di sperare. Un mondo abitato da persone che si stanno abituando a non sperare, che si sono fatte convincere che questo è l’unico mondo possibile.

La Speranza non è statica, è un agito. Il cineforum è il modo, mio e dei miei compagni dell’associazione, di sperare agendo. Vogliamo comprendere insieme a voi, come quando e perché ci siamo persi. Ritrovare con la memoria e nella memoria una strada per un futuro nel quale la felicità torni ad essere un diritto.

Ciro Brancati per la Città di Pulcinella

Ricordiamoci perché è Natale e buona festa!

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Ogni anno di questi giorni cade la ricorrenza della nascita di un povero cristo in una stalla di Betlemme in una Palestina occupata dai Romani all’incirca ai tempi di Augusto Imperatore. 

Oggi Betlemme non se la passa meglio. E’ sempre una città palestinese, ma capitale di un governatorato in uno Stato che, nei fatti, ancora non esiste, terra di scontro di interessi imperialisti. Abitata da tantissimi poveri cristi, come allora, uguali a milioni di altri poveri cristi sparsi in tutto il mondo, anche oggi.

Questo bimbo la tradizione vuole si chiamasse Gesù, in aramaico Yeshua, forse vuole dire salvezza. Non ci sono documenti certi sulla sua nascita, sulla sua vita, sulla sua morte e, difficile e bellissimo a crederci, sulla sua resurrezione. 

 Eppure intorno a Lui, su di Lui, un tale Paolo di Tarso ci ha costruito una religione che è stata fondamenta morale e culturale per lo sviluppo della civiltà occidentale negli ultimi 2000 anni, e questo è certo. Di questo Gesù si racconta che facesse miracoli. Oggi li etichetteremmo frutto di isteria collettiva. L’ idea è che i miracoli li fanno solo i signori dell’economia (friggono il pesce con l’acqua), gli uomini di scienza ma non troppo (sconfiggono la vecchiaia e la morte e “appileranno” il buco nell’ozono), gli uomini politici eccezionali ed immortali (loro si attraversano il mare senza necessità di ponti, camminando sull’acqua), Maradona ( lo scudetto al Napoli).

Soprattutto si tramanda che predicasse, in un mondo in cui valeva la legge del più forte, in un mondo di schiavi, in un mondo in cui nascere dalla parte sbagliata significava vivere senza speranza:  << Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni   sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa dei cieli … Nessuno può servire due padroni…  Non potete servire Dio e la ricchezza. … Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma o ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. … Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano. Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. … Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: Sì, sì, No, no… Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il  giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. … State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro… Quando fate l’elemosina, non suonate le trombe, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dalla gente…  … Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli infermi. Infatti se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?…  E se date il saluto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? …>>.

In sintesi predicava amore, imponeva il rispetto dell’altro, donava Speranza. Grandezza ‘e DDio!  

Si racconta che queste ed altre cose Gesù le avesse dette alla gente raccoltasi ad ascoltarlo  ai piedi di una montagna. Su di una montagna dove si dice “l’hanno miso ‘ncroce!”.

Vero, falso? Chi se ne frega! Vero è che per quei racconti, quell’insieme di Vangeli, buone notizie, per quegli insegnamenti, c’è un prima e un dopo nella storia del mondo.     

Io non sono un credente, ma vorrei esserlo. Queste storie di questo povero grande Cristo, che sia esistito o meno, mi hanno accompagnato e guidato nel corso della vita. Credo però che tutti abbiano il diritto di sperare nella felicità. Questo Gesù dà sostanza alla mia speranza: se non in un mondo felice per tutti, almeno in un mondo in cui tutti possano sperare di essere felici.

Allora ecco il mio augurio, che tutti possiate avere il diritto di sperare, almeno una volta all’anno, che possiate comprendere che la felicità non passa dal comprare, ma dal donare; che festeggiare quella Natalità significa aver capito il senso di quella favola, certo favola solo per chi non ha il dono della fede, che si racconta da duemila anni: un bimbo è venuto in terra per insegnarci che è l’amare senza condizioni quell’ agito che ti porta a sperare di potere essere felice oggi o domani.  A me Natale piace così!

Buon compleanno Gesù, uomo del sud. Che figlio ‘e Dio si stato! 

Dona un ricordo! La Leopardi, la mia prima scuola, Fuorigrotta il mio quartiere. Ricordo che …

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“La Storia siamo noi” il titolo di una canzone bellissima di Francesco De Gregori il cui testo andrebbe letto e commentato a scuola quando, aprendo il sussidiario (si chiamerà ancora così?), la maestra o il maestro per la prima volta inizierà il racconto del cammino dell’Umanità verso il futuro.

“… attenzione nessuno si senta escluso.” Già, nessuno si senta escluso. Nessuno a quella età dovrebbe sentirsi escluso… né escludere. Si può, si deve, insegnare ai nostri bambini che si è parte di un tutto, fatto di persone, tutte diverse, che insieme formano la Società, un Bene Comune. Persone le cui vite sono storie, che a volte si intrecciano, che comunque sono parte di un racconto più grande: La Storia. Di un quartiere, di una città, di una nazione, di una civiltà. Sarà così? Sarà stato così? Quanti ragazzini si saranno sentiti parte di un tutto o, al contrario, si saranno sentiti esclusi, si saranno esclusi o saranno stati esclusi anche dal “diritto alla Felicità”?

La storia, continua De Gregori, è fatta da “… Quelli che hanno letto un milione di libri /e quelli che non sanno nemmeno parlare/ed è per questo che la storia dà i brividi…”.

A Fuorigrotta esiste una scuola elementare la “Giacomo Leopardi”, la più antica del quartiere. La sua storia potrebbe raccontare oltre 100 anni di vita del territorio flegreo, le sue trasformazioni. Da villaggio agricolo e salubre zona termale e turistica, a polo industriale, a oggi, “laboratorio” di progetti che dovrebbero essere finalizzati a dare un futuro almeno dignitoso alla gente del quartiere. Futuro che non può che passare attraverso un risanamento ambientale e culturale non più procrastinabile; che non dovrebbe divenire terra di conquista di gruppi imprenditoriali che perseguono esclusivamente il profitto calpestando diritti, e/o campo di battaglia per gruppi camorristici o di malaffare sempre presenti, e tollerati, laddove ci sono grandi quantità di danaro in gioco.  Ad oggi, al di là delle chiacchiere, questo è il futuro, distopico, che va delineandosi.

Solo un popolo che abbia conoscenza e consapevolezza dei propri diritti, può cambiare il corso degli eventi, che sempre sono la conseguenza di tante piccole scelte personali. Nessuno si senta escluso: dalla possibilità di incidere e dalla responsabilità di non farlo. Solo un popolo che si riappropri del Bene Comune, non consegnandolo nelle mani di nuovi invasori può impedire “ l’ altrimenti inevitabile”.   Ma si combatte per un Bene che si sente proprio. Quindi è importante lavorare sul Senso di Appartenenza, che non può prescindere da un lavoro sulla memoria. Chi eravamo, chi siamo, dove andavamo, dove andiamo, quando e dove ci siamo persi, se ci siamo persi … . La relativizzazione morale, culturale, ideologica e finanche religiosa è l’arma principale del potere  è un virus che provoca un “Alzheimer sociale”, perdita della memoria. Un popolo senza memoria è una pianta senza radici, facile da spazzare via, difficile che possa svilupparsi oltre un certo limite.   

La scuola Leopardi, oggi 39° Circolo Didattico Statale, la più antica di Fuorigrotta, conserva nei suoi archivi i documenti scolastici di generazioni di cittadini. Quell’ elenco di nomi, divisi per classi, sezioni, pagelle, verbali, sono “reperti storici” sui quali si può provare a ragionare, per esempio, sui cambiamenti che la scuola italiana ha avuto nel corso di oltre un secolo. Quelle carte però non danno i “brividi”. Non raccontano storie. Emozioni, successi e insuccessi, gioie e dolori. I brividi li danno le storie vere, raccontate da chi di quegli elenchi fa parte, quelle sezioni le ha riempite, quelle aule le ha vissute, anno dopo anno. Quelle storie vogliamo cercare, per ricostruire attraverso la memoria, il senso di appartenenza ad un Bene Comune e la speranza, che è sempre figlia di un agito, di un futuro nel rispetto della dignità delle persone e dell’ambiente in cui queste vivono. 

Il progetto Biblioteca e il Laboratorio delle idee

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La materia de’ libri par cosa di poco momento, perché tutta di parole; ma da quelle parole vengono le opinioni del mondo che causano le parzialità, le sedizioni e finalmente le guerre. Sono parole si, ma che in conseguenza tirano eserciti armati.”

Lo scrive Paolo Sarpi, religioso teologo e storico, uno dei protagonisti della cosiddetta guerra delle scritture, scomunicato il 5 ottobre del 1607 e ucciso da alcuni fanatici seguaci della Controriforma. La sua colpa avere scritto un libro contro le conclusioni del Concilio di Trento (quello che diede vita alla Controriforma) e che subito finì nell’ “Indice dei libri proibiti” che creato nel 1559 da Papa Paolo IV, fu aggiornato fino a metà dell’800, ma soppresso solo nel 1966.

Quanti capolavori, quanta storia del pensiero, quanta scienza, quanta umanità sarebbe andata persa senza coraggiosi o intraprendenti editori, librari, che sfidando il potere dei Papi, a rischio delle proprie fortune e talvolta della vita, quei libri li hanno stampati e diffusi. Anche Napoli ha fatto la sua parte, per chi ne avesse voglia può leggersi “L’inchiostro del diavolo. Storia di censura, stampa clandestina, preti e castrati nella Napoli del ‘700”.

Naturalmente non è la carta che fa paura, ma le parole che vi sono impresse. Il pensiero strutturato che diffonde idee e le idee fanno paura. Oggi c’ è grande diffusione di parola. Sempre meno su carta stampata. Sempre più con un linguaggio contratto e destrutturato, al punto da diventare cinguettio, twitter, fino a rendere difficile la comprensione del pensiero di chi scrive. Ma divago.

Poco più di un anno fa, un gruppo di giovani della parrocchia del Buon Pastore accompagnati da un paio di “diversamente giovani adulti”, che avevano ascoltato, durante il cineforum che conduco da qualche anno, il mio invito accorato a chi avesse competenze e voglia di fare a sedersi intorno ad un tavolo per realizzare progetti che potessero in qualche modo smuovere le acque. Offrissero la possibilità di uscire dalle sabbie mobili di una politica istituzionale in grado di garantire solo se stessa e non di progettare, tantomeno di realizzare un futuro dignitoso per questa città e per suoi figli … di qualsiasi età.   

Sono venuti da me, e a loro sono grato, per parlare per mettersi a disposizione, per parlare, per pensare insieme.

Quel gruppo poi si è dato un nome “Laboratorio delle idee”. In un laboratorio si realizzano progetti, si sperimentano teorie, nascono idee, soprattutto si confrontano persone.

Nasce il progetto “Biblioteca delle idee”. Sarebbe assai riduttivo pensarlo solo come un progetto per raccogliere libri (peggio, occasione di fare spazio a casa donando vecchi libri o librerie a fascicoli) per poi redistribuirli. C’è anche quello. Libri dell’associazione, ricevuti in dono da chi vuole sentirsi parte di un progetto più grande, e libri della scuola Leopardi che, grazie alla lungimiranza e alla costante opera del preside Armando Sangiorgio, non si limita a fornire i locali, ma supporta con le proprie competenze il lavoro dei volontari.  

C’ è però soprattutto l’opportunità per un quartiere che si sta perdendo nella traduzione del suo passato in un futuro dignitoso di un luogo dove si possa fare cultura, dove si possa ricominciare a coltivare idee, a produrre speranze.

Sabato 21 ottobre c’ è la presentazione alla scuola Leopardi , via Leopardi 135 Napoli alle 10.30 . In allegato il programma

Napoli 15 ottobre 2017

Volantino inaugurazione b-n-21ott2017 (1)

Quanto costa un sorriso?

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Io faccio il medico di famiglia, e come uno di famiglia, vivo gioie e dolori di tanti di cui divento proprietà, ‘o miereco mio! Quello che sempre più mi angustia negli ultimi anni (sarà la vecchiaia?) è la condizione di rassegnata infelicità a cui si sono adattate troppe persone di cui mi prendo cura. Alcune di queste la felicità non l’anno nemmeno incontrata, anche solo per un attimo. Penso allora, comunque la si pensi, all’opera consolatoria delle religioni che un’altra possibilità te la danno. Penso però, soprattutto, alla bellezza della “Dichiarazione d’indipendenza Americana”, 4 luglio 1776: «a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità». A questo diritto al perseguimento della felicità ha dedicato uno dei suoi ultimi articoli il grandissimo Umberto Eco (http://espresso.repubblica.it/opinioni/la-bustina-di-minerva/2014/03/19/news/il-diritto-alla-felicita-1.157770 2/2 26 marzo 2014). Amara la conclusione del suo articolo. “… Raramente pensiamo alla felicità quando votiamo o mandiamo un figlio a scuola, ma solo quando comperiamo cose inutili, e pensiamo in tal modo di aver soddisfatto il nostro diritto al perseguimento della felicità. Quando è al contrario che, siccome non siamo delle bestie senza cuore, ci preoccupiamo della felicità degli altri? Quando i mezzi di massa ci presentano l’infelicità altrui, negretti che muoiono di fame divorati dalle mosche, ammalati di mali incurabili, popolazioni distrutte dagli tsunami. Allora siamo persino disposti a versare un obolo e, nei casi migliori, a impegnare il cinque per mille. È che la dichiarazione d’indipendenza avrebbe dovuto dire che a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto-dovere di ridurre la quota d’infelicità nel mondo, compresa naturalmente la nostra, e così tanti americani avrebbero capito che non devono opporsi alle cure mediche gratuite – e invece vi si oppongono perché questa idea bizzarra pare ledere il loro personale diritto alla loro personale felicità fiscale”.  Ecco che allora diritto alla Salute e diritto alla felicità diventano un tutt’uno. Difficile si possa essere felici senza salute, che come è risaputo non è solo l’assenza di malattie, ma la possibilità per tutti avere la possibilità di una vita quantomeno dignitosa. Occuparsi di Salute però è politicamente rischioso, perché vorrebbe dire per chi governa dare risposte concrete e strutturali ai tantissimi problemi che avvelenano l’esistenza di sempre più larghi strati di popolazione. Meglio occuparsi di malattie, di emergenze, epidemie. Il Mercato gira meglio, le responsabilità politiche mitigate da istituzioni scientifiche e sanitarie che, sempre meno autorevoli, possono diventare autoritarie e dettare le regole della “Cura” che evita accuratamente “il prendersi cura”. Ecco che allora in qualsiasi campo la prevenzione è disciplina negletta. Quella che ti evita la malattia, l’incidente stradale, i danni da inondazione, la caduta di un ponte etc. Meglio investire in altro.  Tutto questo lungo “paraustiello” per arrivare a dire che sabato 23 settembre siamo riusciti con grandi difficoltà, creatici da politici e istituzioni, a portare a termine una giornata per la Salute.  “10000 passi per la Salute” dei … diversamente giovani. Prevenzione primaria.  In effetti la passeggiata veloce era dedicata agli ultra sessantacinquenni, ma è venuto chi ha voluto. Era una festa in cui ci si può imbucare. L’abbiamo fatto nel Parco della Conoscenza e del Tempo libero, ex Nato di Bagnoli, che dovrebbe essere patrimonio dei cittadini e che invece è solidamente nelle mani di una fondazione mista pubblico/privato che ne governa abbastanza rigidamente l’ingresso per difenderne gli interessi. In una società in cui tutto deve avere un costo, un prezzo, l’abbiamo fatto senza fare spendere soldi a nessuno. E’ stato allora un progetto senza valore?

Per don Giovanni, 91 anni, e per Maria, 86 anni, i più diversamente giovani del gruppo, quella giornata ha avuto un valore enorme. L’ hanno concretizzato in un sorriso. La gioia di essere stati protagonisti per un’ora li accompagnerà per giorni, li arricchirà di una salute che forse compenserà in parte dei soldi spesi in integratori con cui gli si fa credere di potere comprare il tempo che passa. Per me e per i tanti che hanno collaborato, tra cui i giovani “maestri” dello sport dell’associazione Itaca, il guadagno è stato enorme: emozioni, consapevolezza di essere nel giusto nel fare cose che alimentano la speranza. Felicità. Dice Saviano, sempre sull’ Espresso nell’ articolo “Si può essere felici in Italia” (http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2017/06/28/news/si-puo-essere-felici-in-italia-1.305221 1): “… Perché per me la felicità non è un affare privato, ma coinvolge tutti. Dovrebbe coinvolgere tutti.” Sono d’accordo e qui mi fermo.

10000 passi veloci per la Salute

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Carissimi amici dell’associazione, il nostro sito riparte da dove si era fermato un anno fa, per problemi organizzativi, dalla riproposizione di un progetto di promozione della Salute attraverso l’attività fisica.

La città di Pulcinella in collaborazione con l’associazione “e-laborazione Itaca ritorno allo sport”, e quest’anno con il patrocinio della X Municipalità e del CONI CAMPANIA, si farà promotrice della seconda edizione di: “10000 passi veloci per la Salute”.

Partenza 10000 passi settembre 2016 Mostra d’Oltremare Napoli

Il progetto destinato agli over 65, o diversamente giovani come alcuni amano definirsi, si propone di diffondere il messaggio, con la partecipazione attiva della popolazione assistita di alcuni medici di famiglia dell’area flegrea, che l’attività fisica , una semplice passeggiata, è “FARMACO” di ineguagliabile efficacia per la promozione della Salute, prevenzione primaria di tantissime patologie e gestione dei processi cronico degenerativi che sono e saranno sempre più la vera emergenza sociosanitaria del futuro. 

Ancora, come è ormai consolidato metodo di lavoro dell’associazione, attraverso queste passeggiate, che nulla hanno di agonistico, ci si propone, con la scelta di ben individuati percorsi, di far conoscere alla popolazione “pezzi” di territorio che per i più diversi motivi le furono, le erano o le sono tuttora sottratti.

Quest’anno la PASSEGGIATA VELOCE avrà luogo nel Parco della conoscenza e del tempo Libero come è stata denominata l’ex area, circa duecentomila metri quadri, in cui si era insediata la NATO a Bagnoli.

Il parco, a cui si accede da Viale della Liberazione a Bagnoli, è una proprietà della “Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia” a cui ci siamo rivolti per lo svolgimento della manifestazione e con la quale concorderemo un itinerario ad hoc che consenta la “mini maratona” e che possa dare un’idea della bellezza di una struttura per tanti anni sottratta al quartiere, alla città.

La storia di quest’area inizia nel 1937, circa ottanta anni fa quindi, quando fu deciso il piano di risanamento del quartiere Fuorigrotta. Il progetto di riorganizzazione urbanistica, che non fu indolore (furono abbattuti circa 7000 alloggi e circa metà della popolazione residente, quindicimila dei trentamila abitanti dell’epoca furono costretti a traslocare), portò alla realizzazione delle stazioni della Cumana, della Casa Littoria, dell’Istituto Motori, dello Sferisterio, della galleria Laziale, del Viale Augusto, di Via Giulio Cesare e di Piazzale Tecchio, per concludersi con la costruzione del complesso “Mostra delle Terre d’Oltremare”. Il Banco di Napoli fu autorizzato (con il decreto prefettizio del 16 settembre 1938) a occupare la collina di San Laise a realizzare un “istituto per i figli del popolo” (definito con decreto del 1 dicembre 1938, opera di pubblica utilità) destinato a dare assistenza ai “bambini perduti” (2000 per maschi e 500 per femmine) che affollavano le strade più povere, e non solo, della città. Un’opera che una volta realizzata si candidava ad essere tra gli interventi sociali più moderni e strutturati del paese. Fu inaugurata nel maggio del ’40. Nessuno bambino napoletano ne varcò mai la soglia, lo scoppio della seconda guerra mondiale bloccò tutto. Nel ’42 la struttura venne requisita dalle autorità militari italiane, poi da quelle tedesche e infine dagli Alleati. Tra il ’47 e il ’52 ospitò i profughi di guerra istriani e dal’ aprile del ’54 ospitò la base Nato più grande d’Italia fino al trasferimento della stessa nel 2013 . 

Da allora, al di là dei proclami propagandistici della politica “Sarà la città di Napoli a decidere cosa fare di questo luogo, faremo iniziative pubbliche e gli abitanti di Bagnoli diranno la loro, etc,, etc. …”, non è stato ancora definito un progetto complessivo di riqualificazione dell’area conseguente ad una visione chiara e di lungo periodo su come debba essere utilizzato un “BENE PUBBLICO”. 

L’evento avrà luogo il 23 settembre 2017 alle ore 9.  Prossimamente daremo informazione utili alla partecipazione.